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“Scrivo ciò che mi piace, quando voglio. La comunicazione è nobile quando è creativa. Libera. Quando ha se stessa come referente ultimo. Che poi tu riceva elogi, indifferenza o critiche, cosa cambia? Nulla, per te; tutto, per la tua vanità. Ma noi non siamo la nostra vanità. Anche se il mondo vuole convincerci del contrario.”

Germano Morosillo

Presenza di Plotino nella storia dell’arte occidentale

In Plotino l’immagine realizzata dall’artista non è una semplice riproduzione del mondo fisico, e neanche una mera copia dell’archetipo, peraltro impossibile a realizzarsi compiutamente stante l’intralcio della materia: è piuttosto un’apertura al modello originario, un “promemoria” della Forma alla quale partecipa e che è in essa presente. L’opera d’arte è la manifestazione dell’Idea invisibile che rimane nel Nous e nella mente dello stesso artista: “si tratta qui dell’incarnazione di un’idea, non dell’idealizzazione di una realtà”.

Poiché l’armonia e la misura che caratterizzano la vita del Nous non sono le stesse che regolano i rapporti interni agli oggetti materiali e le loro relazioni con gli altri oggetti e lo spazio circostante, è evidente che l’opera d’arte quale è concepita da Plotino si configura come espressione “libera” rispetto ai canoni vigenti in epoca classica e ancora in età imperiale. La ὀρθότης che Plotino richiede all’artista risiede quindi nella capacità della sua opera di essere uno stimolo a ricordare e un simbolo adeguato a ciò che rappresenta. L’artista si trova allora nella scomoda condizione di dover rappresentare sensibilmente, attraverso creazioni percepibili dalla vista o dall’udito, ciò che è di per sé non udibile e non visibile.

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